Vivere bene con la propria sensibilità….seguiamo i consigli di Christel Petitcollin.


Quando prendiamo coscienza della nostra alta sensibilità possiamo distinguere 3 fasi:


IL SOLLIEVO: non siamo pazzi, il nostro tratto caratteriale ha una sua logica e una spiegazione fisiologica. Finalmente siamo parte di un contesto.


LA RIBELLIONE: perché proprio a me? Non sarò mai felice! Alcuni possono anche non crederci, quel essere troppo ha anche a che fare con nostre qualità? Forse non siamo pronti ad uscire dalla nostra comfort-zone.


L’ACCETTAZIONE: alla fine il nostro istinto di sopravvivenza ha la meglio e accettiamo la nostra condizione. Se siamo a questo punto possiamo iniziare a progredire e a cambiare prospettiva.


E ora iniziamo a vivere….


- ABITUDINE ALLA FELICITA’: Se siamo abituati ad alzarci dal letto con il piede destro presto non ce ne accorgeremo nemmeno ma continueremo a farlo: diventerà un automatismo. Le abitudini non sono legate solo alle azioni ma anche alle emozioni. Sostituiamo la nostra attitudine alla tristezza e al catastrofismo con felicità e serenità . Abituiamoci a pensieri felici: a questo proposito possono venirci in aiuto i nostri “Stati Risorse” ovvero associamo uno stimolo esterno ad uno stato interiore. La PNL chiama questa tecnica “ancoraggio”: l’associare un sapore, una melodia, una sensazione ad un’ emozione. Costruiamoci i nostri Stati-Risorse e teniamo a portata di mano l’oggetto, la melodia o qualunque cosa ci riporti a una condizione positiva. Le persone altamente sensibili, che hanno un pensiero ramificato, possono ancorarsi a sensazioni di stupore , ad una curiosità soddisfatta : stati che ci facciano pensare: “Wow ho un cervello fantastico!”.


- RIORGANIZZARE I PENSIERI: Ritorniamo al pensiero ramificato: un pensiero globale, intuitivo, non logico e non sequenziale. E’ un pensiero confusionale perché prende in considerazione la totalità e anche oltre. Chi ha un cervello destro prevalente produce idee, pensieri su pensieri correndo il rischio di non definire mai un concetto. Per rimettere ordine possiamo utilizzare questi modelli:


Le mappe mentali: riguardano la forma dei pensieri. Penne, matite colorate e mettiamo su carta il pensiero con le sue ramificazioni. Questo modello è stato ideato da Aristotele e divulgato da Tony Buzan. Possiamo utilizzare disegni, numeri, parole liberando la nostra creatività

I livelli logici: ci permettono un’ organizzazione di fondo, una collocazione del pensiero. Sempre figlio della PNL il modello dei livelli logici identifica 5 livelli in cui il pensiero va contestualizzato:

1) Ambiente => Dove? Quando? Chi altri?

Riguarda ciò che è esterno a noi,sul quale non abbiamo potere ed è inutile incanalare troppe energie su questo livello in quanto è al di fuori del nostro controllo.

2) Comportamento => Che cosa fai?

Sono le azioni che mettiamo in atto. Quello che possiamo fare è osservare e modificare quando lo riteniamo opportuno, con tolleranza verso i nostri tentennamenti, accettando l’imperfezione e l’errore. Se qualcuno ci fa un osservazione a questo livello prendiamolo come un consiglio.

3) Capacità => Come lo fai?

Riguarda le nostre competenze. Sarebbe utile definire le risorse che abbiamo e quelle che possiamo acquisire. E’ da qui che inizia il nostro sviluppo personale. La condivisione delle informazioni è uno dei valori più importanti che per noi altamente sensibili. Spesso per noi approfondire certe tematiche porta ad una compartimentazione e quindi circoscrizione dell’ informazione, darle dei limiti: e questo non ci piace. Noi adoriamo imparare ma dobbiamo fare attenzione a non chiedere ai nostri modelli più di quanto ci possano dare.

4) I valori e le credenze => Perché? Con quale scopo? Cosa è importante per me nel fatto di….?

E’ uno dei livelli che ci risuonano di più ed è quello con cui ci si confronta intimamente. I nostri valori sono per noi importanti e solo noi possiamo metterli in discussione. I valori sono ciò che riteniamo importante, le credenze ciò che riteniamo vero.

Conoscere i propri valori e gli eventuali ostacoli ci permette di stabilire una gerarchia interna . Per farlo chiediamoci cosa conta davvero per noi e tra due valori scegliamo il più importante.

5) L’identità => Chi siamo? Qual’è la nostra missione?

Questa è una domanda a cui pochi sanno rispondere. La cosa più importante è quella di non far determinare la risposta ad altri.

Uno dei principali fraintendimenti che coinvolge i livelli logici è quello di confondere i comportamenti con l’identità. Ogni comportamento per noi corrisponde ad un valore, se acquisiamo a livello identitario una critica sul comportamento reagiamo come se avessero violato un nostro valore. Si deve contestualizzare e dare un significato comportamentale a gli atteggiamenti che lo riguardano senza darne una spiegazione identitaria, questo ci aiuterà anche a nutrire il pensiero positivo verso noi stessi e verso l’altro.

Molte fra le persone altamente sensibili non agiscono per paura di fallire: i livelli logici consentono di collocare gli errori e i fallimenti al loro livello. Gli errori sono solo preziose occasioni per imparare!


- RESTAURARE LA PROPRIA INTEGRITÀ’: dopo una vita passata sentendo tutto sulla nostra pelle abbiamo bisogno di fermarci a respirare, abbiamo una forte volontà di riscatto. Possiamo porre l’attenzione su alcuni suggerimenti:

Rinunciare alla perfezione: siamo avidi di precisione ed esattezza, non vogliamo lasciare niente al caso e siamo incapaci di determinare il momento in cui un lavoro è terminato: per questo facciamo fatica a riconoscere i successi.

Paradossalmente per noi l’asticella deve essere abbassata, dobbiamo pretendere meno da noi; solo così potremo ottenere dei risultati. Questo ci servirà anche a restaurare l’autostima.

Riconoscere i propri successi senza riserve: il riconoscimento dei propri successi sviluppa la capacità di agire, di accettare le sfide, di superare gli ostacoli e di conseguenza fare nostra la consapevolezza di essere riusciti, di essere efficaci. Creeremo così uno scrigno di piccole e grandi vittorie in grado di rendere marginale il fallimento.

Valorizzare l’immagine di sé: L’immagine di sé è il modo in cui ci vediamo e pensiamo che gli altri ci vedano. Bene...non ha nulla a che vedere con la realtà! Ci giustifichiamo, diamo dimostrazioni , prove del nostro valore continuamente: questo serve solo a minimizzarlo. Dobbiamo essere semplicemente noi stessi!

Coltivare l’amore di sé: più una persona si ama più tenderà ad avere cura di sé, a soddisfare i suoi bisogni e a difendersi dalle aggressioni esterne. Come fare:

◦ Consolare il bambino interiore;

◦ Licenziare il nostro sabotatore interno;

◦ Sposiamo noi stessi.

Impariamo a parlarci come faremmo con gli altri, con lo stesso rispetto!

- VIVERE L’ALTA SENSIBILITÀ’ IN SOCIETÀ’:

Gestire la solitudine: abbiamo paura, terrore della solitudine, dell’abbandono e spesso per questo ci circondiamo di persone a caso. Non scegliamo ma veniamo scelti. Il nostro bisogno di essere visti ci fa identificare chi ci riconosce come un amico, un amore, una persona degna della nostra fiducia senza preoccuparci dei fini da cui è mossa o della sua autenticità. Solo restaurando la nostra autostima potremo imparare a stare con noi stessi e a gestire la solitudine.

Ignorare le critiche: chi critica non fa altro che svelare i comportamenti che si vieta! Questo basta per darci una nuova prospettiva sulla critica.

Sanare la ferita del rifiuto: viviamo il rifiuto con angoscia, ci riteniamo incapaci di sostenerlo poiché l’abbiamo provato troppe volte e abbiamo collezionato tante ferite. Proviamo a ristrutturare i nostri rapporti, accettare che esistono anche le amicizie superficiali, godiamo del bel momento che ci danno senza aspettative, allontaniamoci dall’ inciso ben presente nella nostra vita : “o tutto o niente”. Impariamo cosi’ a non darci totalmente senza un’attenta selezione. Andiamo verso gli altri ma prendiamoci del tempo per costruire il rapporto per capire chi è l’altro.

E’ importante imparare a fare marcia indietro quando la situazione lo richiede.

Farsi rispettare :è più importante e direttamente connesso al farsi amare. Infatti non ameremmo mai qualcuno che non rispettiamo. Forse non riusciremo a farci amare ma non perderemo la nostra integrità. Buttare via il falso sé che abbiamo costruito per piacere agli altri: questo rafforzerà la nostra autostima e la nostra determinazione nel credere quanto valiamo.



“Il potere nascosto degli ipersensibili”


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